Nella SEO internazionale l’errore più diffuso è trattare la lingua come un’impostazione: installi un plugin di traduzione automatica, in un angolo della pagina compaiono le bandierine e il sito «è» in cinque lingue. Per chi compra dalla Germania, quelle pagine sono testi goffi, costruiti su parole che lì nessuno cerca.
La domanda giusta non è «in quante lingue traduciamo», ma «su quali mercati vogliamo richieste». Lingua e paese non sono la stessa cosa: il tedesco si legge anche in Austria e in Svizzera, con termini e condizioni di consegna diversi.
Struttura degli indirizzi: domini, sottodomini o sottocartelle
Ogni versione linguistica ha bisogno di un indirizzo suo. Un sito che cambia lingua sullo stesso indirizzo, in base alle impostazioni del browser, mostra a Google una sola versione, e le altre restano invisibili.
Il redirect automatico in base all’indirizzo IP lo evitiamo: il robot di Google arriva di norma dagli Stati Uniti e vedrebbe sempre la stessa versione. Mostriamo invece un suggerimento discreto per cambiare lingua. Un dominio .ro è associato alla Romania, quindi, se l’export è un obiettivo serio, parliamo fin dall’inizio di un dominio generico. Per gli indirizzi ci sono tre possibilità:
- Domini nazionali (esempio.de): il segnale di paese più chiaro, ma ogni dominio costruisce la propria autorevolezza per conto suo.
- Sottocartelle (esempio.com/de/): un solo sito, gestione semplice; la scelta abituale per le piccole e medie imprese.
- Sottodomini (de.esempio.com): utili quando le versioni risiedono su sistemi diversi.
I tag hreflang: che cosa fanno e che cosa non fanno
L’hreflang è un’annotazione, nel codice della pagina o nella sitemap, con cui dici a Google che la stessa pagina esiste anche in altre lingue o per altri paesi, e a quali indirizzi. Su questa base il motore di ricerca può mostrare a ogni utente la versione adatta.
Il collegamento deve essere reciproco: se la pagina in romeno indica quella in tedesco, anche quella in tedesco deve indicare quella in romeno, altrimenti l’annotazione viene ignorata. Ogni pagina indica anche se stessa, e il valore x-default segnala la versione per i visitatori che non corrispondono a nessuna lingua.
L’hreflang non migliora la posizione di una pagina. Si limita a scegliere tra versioni che meritano già di essere mostrate. Sui siti grandi lo generiamo in automatico a partire dai collegamenti tra le traduzioni, perché ogni pagina cancellata o spostata spezza le coppie.
Parole chiave studiate su ogni mercato, non tradotte
Un termine tradotto correttamente può essere un termine che nessuno cerca. Nel linguaggio tecnico le differenze sono ancora più marcate: lo stesso pezzo ha un nome a catalogo, un altro in cantiere e un altro ancora nella norma.
Facciamo la ricerca separatamente per ogni mercato, con un madrelingua che conosce il settore: quali termini si usano, chi sono i concorrenti locali, che tipo di pagine mostra Google in quel paese. Il risultato può cambiare anche la struttura: una categoria importante in Romania può essere marginale in un altro paese.
Traduzioni fatte da persone e contenuti adattati al mercato
La traduzione automatica è utile come bozza. Per le pagine da cui vuoi richieste di preventivo, il testo passa da un traduttore madrelingua e, per i prodotti tecnici, da una persona che conosce la terminologia. Le pagine tradotte in automatico e pubblicate senza revisione rischiano di essere trattate da Google come contenuti scadenti, prodotti in serie.
Non traduciamo tutto il sito a prescindere: per ogni lingua scegliamo le pagine che hanno senso su quel mercato e le facciamo in modo completo. L’adattamento va oltre le parole.
- Unità di misura e valuta: dimensioni, formati di data, prezzi nella valuta del mercato.
- Condizioni commerciali: consegna, reso, garanzia, valide nel paese in questione e verificate con il legale.
- Certificazioni: quelle richieste su quel mercato, non solo quelle romene.
- Elementi dimenticati: menu, pulsanti, messaggi di errore, email automatiche.
SEO internazionale e velocità: hosting, CDN, misurazione per paese
La posizione del server conta meno come segnale di paese e più per la velocità: un visitatore lontano aspetta di più ogni file. La soluzione abituale è una CDN, una rete di server distribuiti nel mondo che consegna immagini e file statici dal punto più vicino al visitatore. Proviamo la velocità dai paesi di destinazione, non solo dalla Romania.
Su WordPress usiamo un plugin multilingue che gestisce ogni traduzione come una pagina separata, con indirizzo e titolo propri. Lanciamo un passo alla volta: un mercato, misurazione, poi il successivo. In Search Console, dove Google mostra ricerche e clic, seguiamo paese per paese quale versione compare e per quali termini, e le richieste di preventivo le contiamo lingua per lingua.
Domande frequenti
Basta una versione in inglese per tutta l’Europa?
Per una prima presenza sì, soprattutto nei settori tecnici. Chi compra, però, cerca soprattutto nella propria lingua, quindi sui mercati da cui vuoi davvero richieste conviene una versione locale.
Posso usare la traduzione automatica se la controllo?
Sì, come punto di partenza, a patto che ogni pagina pubblicata sia rivista da un madrelingua che conosce il settore. Il problema non è lo strumento, ma la pubblicazione in massa di testi che nessuno ha letto.
Da che cosa dipende il costo di una nuova versione linguistica?
Dal numero di pagine scelte, da quanto è tecnico il testo e da quanta ricerca di mercato serve. La struttura tecnica si fa una volta sola e serve per tutte le lingue aggiunte in seguito.
Questa è la descrizione di un progetto tipo: mostra come affrontiamo di solito un lavoro di questo genere e non presenta un progetto realizzato per un cliente specifico. Ogni progetto reale parte dalla situazione della tua azienda; fasi, tempi e prezzo si definiscono dopo il primo colloquio.