Quella che di solito si chiama «SEO dei contenuti» significa, per una pubblicazione di nicchia, meno scrittura di articoli nuovi e più cura di quelli che ci sono già. Un blog che pubblica da qualche anno ha centinaia di testi: alcuni portano lettori ogni giorno, molti non li legge più nessuno e alcuni si intralciano a vicenda.
Lo schema è noto: si scrive seguendo l’ispirazione o l’attualità, ogni articolo vive per conto suo e gli argomenti buoni vengono ripresi senza che nessuno si ricordi della vecchia versione.
SEO dei contenuti per temi: gruppi di articoli attorno a una pagina pilastro
Un gruppo tematico ha al centro una pagina ampia sull’argomento (la pagina pilastro) e, intorno, articoli che affrontano una domanda alla volta. Il pilastro rimanda a ogni articolo e ogni articolo rimanda al pilastro. In una pubblicazione di giardinaggio, «La coltivazione dei pomodori» sarebbe il pilastro, mentre le piantine, le malattie e le varietà sarebbero gli articoli intorno.
Il lettore trova facilmente il seguito, e il motore di ricerca capisce che il sito tratta l’argomento in profondità. I temi li scegliamo secondo tre criteri: sono in linea con il profilo della pubblicazione, hanno alle spalle abbastanza domande reali e in redazione c’è qualcuno che li padroneggia. Sempre per gruppi seguiamo poi impressioni e clic, non solo sul totale, senza promettere cifre di traffico.
Le categorie e i tag di WordPress non sostituiscono i gruppi: centinaia di tag usati una volta sola generano pagine di archivio quasi vuote, che togliamo dall’indice.
Gli articoli vecchi: aggiornati, accorpati o ritirati
Cominciamo con un inventario: tutti gli articoli, con data, tema e numeri di Google Search Console (impressioni, clic e posizione media per ogni pagina). L’inventario lo facciamo noi; le decisioni le prendiamo insieme alla redazione, che conosce il proprio settore e i propri lettori.
Una regola vale per tutte: la data di un articolo si cambia solo quando è cambiato anche il contenuto. Portare la data a oggi senza modifiche è un trucco che Google scoraggia, e il lettore se ne accorge al primo paragrafo superato. Per ogni testo si prende una di queste decisioni:
- Resta: porta lettori ed è aggiornato.
- Si aggiorna: buon argomento, informazioni superate; rifacciamo dati ed esempi, rispondiamo alle domande nuove.
- Si accorpa: più testi brevi diventano uno solo, completo, e i vecchi indirizzi vengono reindirizzati lì.
- Si ritira: notizia scaduta o testo senza lettori e senza una ragione d’essere.
La cannibalizzazione: due articoli sulla stessa parola chiave
Cannibalizzazione significa che due o più pagine dello stesso sito rispondono alla stessa ricerca. Google può alternarle, e spesso nessuna arriva dove arriverebbe una sola pagina, completa. In Search Console si vede facilmente: per la stessa ricerca compaiono più indirizzi.
Non ogni sovrapposizione è un problema: una guida per principianti e un confronto tra prodotti possono puntare alla stessa parola chiave con intenti diversi. Quando l’intento è lo stesso, teniamo l’articolo migliore, vi spostiamo ciò che ha valore nell’altro e impostiamo un redirect dall’indirizzo rimasto libero. Un registro semplice (argomento, parola chiave principale, indirizzo), consultato prima di ogni nuovo articolo, evita che la cosa si ripeta.
Link interni messi con criterio
I link interni sono i collegamenti tra le pagine dello stesso sito. È attraverso di loro che il robot arriva agli articoli, e sono sempre loro a indicare quali pagine sono importanti. Li inseriamo nel testo, su parole che descrivono la pagina di destinazione, non su «clicca qui».
Cerchiamo gli articoli orfani, verso cui non punta nulla, e gli articoli forti che non rimandano da nessuna parte. I blocchi automatici di «articoli correlati» aiutano, ma non sostituiscono un link messo nel paragrafo giusto.
Autori reali, con una pagina propria
In una nicchia, chi scrive conta quanto ciò che scrive. Gli articoli firmati «La redazione» o «admin» perdono proprio la prova che dietro ci sia qualcuno che se ne intende.
Contrassegniamo gli articoli con i dati strutturati, un codice nella pagina che dice al motore di ricerca, in un formato standard, chi è l’autore e quando il testo è stato rivisto. Per gli argomenti che toccano salute, denaro o sicurezza aggiungiamo il nome dello specialista che ha verificato il testo. Un assistente AI può aiutare con la struttura e con le bozze, ma i dati li verifica una persona, e la firma resta di chi risponde del contenuto.
Ogni autore riceve una pagina tutta sua, in cui compaiono:
- Nome reale e fotografia.
- Formazione ed esperienza legate agli argomenti di cui scrive.
- Link ai profili professionali.
- Elenco degli articoli firmati.
Domande frequenti
Con quale frequenza devo pubblicare?
Non esiste un ritmo richiesto da Google. Conta riuscire a mantenere il ritmo scelto senza che cali la qualità.
Perdo traffico se cancello gli articoli vecchi?
Se cancelli senza un’analisi, sì. Per questo verifichiamo prima i numeri di ogni articolo e i link che vi puntano. Ciò che ha valore si aggiorna o si accorpa, con un redirect.
Posso pubblicare articoli scritti con l’AI?
Google valuta l’utilità del testo, non lo strumento con cui è stato scritto. Il rischio nasce dalla pubblicazione in massa di testi non verificati. In una pubblicazione di nicchia, l’esperienza dell’autore è proprio ciò che non si può copiare.
Questa è la descrizione di un progetto tipo: mostra come affrontiamo di solito un lavoro di questo genere e non presenta un progetto realizzato per un cliente specifico. Ogni progetto reale parte dalla situazione della tua azienda; fasi, tempi e prezzo si definiscono dopo il primo colloquio.